Il fallito tentativo di accaparrarsi la stanza più grande avrebbe dovuto, nei sogni di Erminia e di Emerenziana, arginare la strafottenza di Sveva. Ma i sogni son desideri di felicità, nel sogno ti sembran veri… Poi però apri gli occhi e bestemmi. Perché Sveva non solo non accenna ad abbassare la cresta, ma esaspera i suoi comportamenti da coinquilina di merda rendendosi – se possibile – ancora più odiosa.

La coinquilina di merda, per non dover condividere troppo a lungo la stessa aria con le altre due ragazze, inizia a sparire per buona parte delle giornate e a trascorrere sempre più spesso anche la notte fuori, per dormire probabilmente dall’ennesimo fidanzato. Il che sarebbe fantastico. Non fosse per il fatto che rientra rumorosamente in tarda serata, urtando di proposito ogni mobile che trova sul suo cammino e svegliando chi si è appena addormentato, traffica mezz’ora per raccattare i suoi cenci e le sue cianfrusaglie pulciose, e poi se ne esce di nuovo scardinando la porta d’ingresso per essere sicura di averla chiusa. Perché dare due giri di chiave è una procedura troppo elaborata per il suo cervellino bacato.
Ebbene, all’ennesima sveglia a notte inoltrata, quando la coinquilina di merda si tira dietro la porta, Erminia decide che ne ha abbastanza. E visto che non c’è modo di comunicare con Sveva se non tramite Whatsapp, la mattina seguente le scrive.
E: Sveva quando torni tardi e c’è qualcuno che cerca di dormire sei cortesemente pregata di non fare casino. Se poi esci di nuovo sei cortesemente pregata di non sbattere la porta e di chiudere a chiave. Grazie.
S: Ok non ho chiuso xk mi sono scordata le chiavi
E: Sul casino però non dici niente.
Silenzio radio.

Pochi giorni dopo, Erminia perde nuovamente le staffe.
Sveva, infatti, è sempre molto attenta e attiva quando si tratta di togliere il sacchetto della spazzatura dal bidone della cucina e metterlo di fianco alla porta d’ingresso. Quando però si tratta di andare a buttarlo nel primo cassonetto utile, distante dieci metri dal portone del palazzo, il culo della coinquilina di merda diventa improvvisamente pesantiiiiissimo e, impossibilitata da un carico così ingombrante e impegnativo, la coinquilina di merda decide di lasciare per ore e ore il sacchetto come complemento d’arredo di fianco alla porta d’ingresso, aspettando che ci pensi qualcun altro a portarlo al cassonetto e arrivando perfino ad abbandonarlo lì nonostante lei debba comunque uscire per altri motivi.
Una mattina, al vedere l’ennesimo sacchetto della spazzatura sapientemente collocato in sala come un pezzo di design, Erminia le scrive di nuovo.
E: Sveva quando ti accorgi che il bidone della cucina è pieno, sei cortesemente pregata di portare la spazzatura al cassonetto giù in strada senza lasciarlo in sala aspettando che sia qualcun altro a farlo al posto tuo. Non arreda, fa schifo. Grazie
S: Senti hai leggermente rotto il cazzo..Non è che ci sono stata io in sti giorni…ci sono stata solo ieri e in più mi sono dimenticata. Quindi smettila di stressarmi!
E: Tesoro, anche tu hai leggermente rotto il cazzo con questi comportamenti da bimbetta maleducata e queste giustificazioni senza senso, se vuoi vivere con altre persone impara a rispettarle.
S: Ma maleducata sei tu guarda…da che pulpito ah ah ah guarda non cercarmi per cortesia 😉 😉
E: Benissimo. Facciamo così allora: io non ti cerco, ma adesso chiamo il padrone a casa e vediamo cosa ne pensa lui 😉 😉
Silenzio radio.

È guerra.

Erminia, incazzata come una biscia, non si limita a chiamare Gebedia. Lo va a cercare al lavoro, lo inchioda alla scrivania, gli fa leggere i messaggi di Sveva e, ancora una volta, ricorre all’unico strumento efficace: il ricatto. Perché quando lei se ne andrà, Emerenziana non vorrà restare da sola con Sveva e cercherà casa da un’altra parte, così Gebedia avrà ben due stanze nuovamente sfitte e dovrà trovare ben due persone disposte a convivere con quella piaga di nome Sveva. A meno che Sveva non si cerchi un’altra sistemazione.
Il signor Cippalippa, che forse non si aspettava di vedere Erminia con gli occhi fuori dalle orbite e la bava alla bocca, una volta tanto si mostra ragionevole. Chiama Sveva e le dice di farsi trovare in casa quella sera perché deve chiarire con lei un po’ di cose. Peccato che Sveva abbia inspiegabilmente un impegno e debba rimandare la riunione di Casa Cippalippa a data da definirsi.

Arriva il weekend, Erminia esce nel tardo pomeriggio e, scorgendo l’ennesimo fidanzato di Sveva aspettare poco distante dal portone, si rasserena al pensiero che Emerenziana potrà passare una serata tranquilla. Poco più di un’ora dopo, mentre Erminia sta cenando col suo ragazzo, Emerenziana le scrive in preda al panico.
Sveva è tornata a casa accompagnata da quel bifolco della madre, che ha iniziato a correre di qua e di là per agguantare le carabattole della figlia, tirando all’aria tutto quello che le capita per le mani. Emerenziana, che stava cenando, si è chiusa in camera per lo spavento senza capire tutto quel trambusto. Sente correre madre e figlia dalla cucina al bagno e poi ancora nella stanza di Sveva, con un gran cozzare di pentole e sbattere di cassetti e sportelli e uno sbraitare in un idioma sconosciuto. Erminia, euforica perché ha intuito cosa sta succedendo ma anche un po’ allarmata per le sorti di Emerenziana, sta per chiamare Gebedia. Proprio in quel momento però l’amica la avvisa che le due furie se ne sono andate portandosi dietro il loro carico di ciarpame.
Quando Erminia rientra a casa, gaudio e tripudio!
Segni inequivocabili le dicono che Sveva se n’è davvero andata per non tornare mai più: la sua stanza è sottosopra come se l’avessero svaligiata, le sue chiavi sono abbandonate sul mobile della sala e la cucina… Beh, la cucina è un campo di battaglia. Sveva ha lasciato dietro di sé una scia di sporcizia, alimenti scaduti e ammuffiti e utensili dimenticati nella foga della partenza. Erminia non ci pensa un attimo, prende un sacco nero e ci butta dentro tutto quanto a cominciare dalle sue pentole incrostate e dai piatti sudici.
Mentre elimina le tracce della permanenza di Sveva, le passa tra le mani la teiera tradizionale che la coinquilina di merda custodiva gelosamente tra i tesori di famiglia e che ha malamente abbandonato sul lavello.
Ed Erminia non ha dubbi. Casa Cippalippa non se la merita.

È il 20 marzo 2016, Erminia festeggia l’arrivo della primavera e la dipartita di Sveva lavando e lucidando quella teiera come un trofeo, che metterà in uno scatolone pochi giorni dopo, pronta per lasciare per sempre Casa Cippalippa e il suo crocevia di vite più o meno scombinate.


teiera marocchinaA distanza di un anno e poco più, una teiera marocchina dimenticata dalla sua legittima proprietaria è ancora il cimelio più degno di tutte le mie battaglie di coinquilina.

Erminia

Annunci